L’incontro
Oggi la giornata è cominciata presto, sono mesi infatti che dormo poco e male, ho addosso una specie di inquietudine, un’energia che non mi riesco a spiegare: avrei voglia di fare mille cose, cose diverse da quelle che faccio di solito. Basta portare mio figlio a scuola tutte le mattine per poi andare in ufficio; staccare all’ ora di pranzo, mangiare qualcosa a caso che mi sono portata da casa per riprendere a lavorare subito e sperare che arrivi presto l’ora di uscire, passare a prendere Luca a scuola, fare la spesa e andare a casa a preparare la cena per mio marito, poi a letto così stanchi da non avere neanche la voglia di parlare figuriamoci di fare l’amore.
No oggi voglio cambiare. E’ l’ora della pausa pranzo e non ho intenzione di mangiare da sola sulla mia scrivania, oggi esco vado al bar sotto l’ufficio, sai che botta di vita, ma meglio di niente.
Entrando nel bar mi sento subito a disagio sono l’unica sola in mezzo a persone che parlano tra loro, che si conoscono, che hanno qualcosa in comune, mi pento subito della mia decisione, è un periodo che la gente mi mette ansia. Comunque cerco il tavolino più isolato e mi siedo aspettando che la cameriera venga a prendere la mia ordinazione e nel frattempo mi guardo in giro. Mi sembra che tutti mi stiano guardando perché sono sola e vorrei sprofondare, sparire ma ormai è tardi. Mentre penso a queste cose sento degli occhi puntati su di me, sono occhi azzurri quasi gelidi che mi scrutano, mi sento spiata quasi denudata dallo sguardo di quel uomo che sembra aver capito tutto di me all’istante, tutto quello che non hanno mai capito i miei amici, mio marito e tutti quelli che mi stanno vicino. Mi irrigidisco non riesco più a muovermi non so dove guardare. Mi salva la cameriera, ma non riesco quasi a parlare, balbetto, i suoni escono indistinti dalle mie labbra ed ecco che si materializza vicino a me quello sconosciuto che, dopo avermi chiesto se mi sento bene ed aver ottenuto una debole risposta, ordina per me esattamente quello che avrei chiesto io. Un’insalata e una bottiglia d’acqua.
Mi chiede come mi chiamo mi dice il suo nome e si siede senza chiedermi neanche il permesso. Dopo un’iniziale istante di silenzio cominciamo a parlare come se ci conoscessimo da sempre, alla fine del pranzo ci scambiamo i numeri di cellulare per rivederci. Non mi sembra ancora vero di aver fatto una cosa del genere. Ma sono proprio io quella che ora sta tornando tranquilla al lavoro?

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