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Innamorato non sò di chi

La nostalgia ha sempre un passato, la felicità un futuro che ancora non ci appartiene. Potrà mai? Boh, non saprei, ma ognuno è libero di rendersi infelice come meglio crede. Qualcosa in cui credere, qualcosa per cui cedere. Per bene che vada: qualcosa da cedere.

Finirci per credere…ma sì , accendo la tv: ricettari per la felicità, orgasmi culinari ipocalorici in compresse effervescenti. Tutto qui? “Tutto qui” verebbe da chiedersi a guardarsi attorno. Tutto qui. O forse no: oramai credo solo alle favole che mi racconto.E divento, ogni giorno, sempre meno credibile. Vorrei aver avuto vent’anni nel sessantotto per dire di aver fatto il sessantotto e spacciare per rivoluzione il quarto d’ora della ricreazione: che “io ho fatto il sessantotto” avrei potuto con orgoglio raccontare, tra una boccata di pipa ed un sorso di barolo, nelle uggiose tavolate domenicali col parentato. Oggi cosa mi metto? Sposto i mostri nell’armadio, indosso una camicia rosa shoking e porto a pisciare il cane. L’amore che non c’è, l’amore che non trovi…è così che le nostre perversioni si arrendono alle quotidiane frustazioni, devastanti relazioni…è così che…che le emozioni ammuffiscono nel cuore come mezze erezioni…è così che…e poi, e soprattutto: cosa serve per essere felici? Guardavo il cane domandando: “tu che ne dici?”. Quello che ti manca. Manca appena quello che ti manca per essere(o meglio:sentirti) felice: quello che ti manca perché non hai, quello che ti manca(ecco di nuovo la nostalgia) perché hai perso, quello che non sei riuscito a perdere perché non hai mai avuto…idealizzando il tutto(quel tutto del “tutto qui”), questa vita ti potrebbe sembrare persino vivibile. L’alternativa? Uscire in balcone ed aspettare che ti vengano a prendere gli alieni. Se proprio ci tieni…intanto:cosa mi manca…cosa vorrei…vorrei essere forse la volontà che voglio, pura volontà desiderante, ecco sì: perdere completamente concretezza per non cementificare le emozioni. Essere come di fumo. D’altra parte essere realista ci fa perdere completamente i contatti con la realtà. E poi l’unica forma di introspezione plausibile, oggi come oggi, è l’anoscopia. Quindi ridatemi il sentimentalismo holliwoodiano anni Cinquanta, i “non arrossire” di Gaber e i tenerelli. Voglio una donna con la gonna che non voleva i pantaloni, che non vuole andare ovunque ma solo in paradiso e che non si dia cento colpi di spazzola prima di andare a letto(con chiunque, me escluso). Dallo zoo di Berlino al bioparco di Roma, androgini visitors mi molestano l’ingenuità. Datemi pure del maschilista. Una volta ero meglio di così, o almeno credo. Aprire al portiera ad una camionista è un gesto di romanticismo ad oltranza. A cui comunque non sono disposto. Sento di essere innamorato, non so bene di chi o cosa. Sò soltanto come: assolutamente, sinceramente e indelebilmente. E’ un amore dequilibrante e vago. Vago, soprattutto. Divago: ho semplicemente bevuto troppo.

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