Paura di amare. O incapacità?
Secondo voi è la stessa cosa?
Avrei bisogno di un aiuto, di una chiave di lettura che mi aiuti a
capire la situazione che sto vivendo.
Ho incontrato un uomo su internet, in un momento in cui mi sentivo
molto bene ed in cui mi sono sentita di poter giocare. E’ iniziato
tutto con delle mail ed anche se mi ha detto subito di aver incontrato
poco prima una donna deliziosa con cui aveva iniziato una relazione
abbiamo continuato a scriverci, per sua richiesta, per puro spirito di
conoscenza reciproca. Siamo poi passati alle telefonate, anche queste
molto amichevoli, in cui ci siamo confessati che ci pensavamo a
vicenda. Dopo cinque mesi ci siamo incontrati ed è stato come se ci
fossimo sempre conosciuti ma sempre con amicizia e non frequentemente,
io avevo ben presente che lui aveva un’altra ed anch’io avevo una
relazione con un altro di cui però ero cosciente di non essere
innamorata.
Poi a luglio si è fatto avanti, tremante. Ci siamo ritrovati come
studentelli (lui ha 56 anni ed io 47) apparentemente completamente
innamorati. Io parto poco dopo per un lungo viaggio già organizzato e
lo ritrovo al ritorno emozionato come lo avevo lasciato. Non aveva
però lasciato l’altra ed era molto turbato. Ci frequentiamo
appassionatamente per una settimana poi l’altra torna dalle vacanze e
lui entra in crisi. Io mi faccio da parte, cerco di non chiamarlo ma
ogni tanto ci vediamo e scoppia di nuovo tutta la passione. Gli metto
un ultimatum, gli dico che non voglio fare l’amante e gli chiedo di
dare una chance a noi due come coppia. Lui si prende 15 giorni di
tempo per decidere e mentre io lo lascio solo lui mi chiama, sento che
si vuole sentire rassicurato. Allo scadere dei 15 giorni mi dice che
ha deciso di darci una chance. Abbiamo cominciato a frequentarci,
anche se non spessissimo ma sempre con grande passione e sintonia, io
non pensavo di poter ritrovare queste sensazioni.
Però e sempre nei momenti di maggior intimità mi ripeteva che non era
innamorato di me, che aveva una visione ideale dell’innamoramento e
questo non lo ritrovava con me. Ovviamente non lo ha neanche mai
provato nella sua vita se non nel momento in cui gli è nato un figlio
(che ora ha 14 anni) dalla sua convivente con la quale però c’erano
dei grossi problemi. Sono ora separati da 8 anni.
Io mi sono sempre sentita forte del sentimento che provavo, sono
sicura di esserne innamorata e mi ripeto che queste sensazioni devono
essere reciproche anche se si chiamano con un nome diverso. Lui dice
di essere sconcertato da tutto questo e che se lo lasciassi capirebbe.
Io sento comunque che si è sempre trattenuto, mi ha tenuta in
quarantena non permettendo che ci creassimo una qualche quotidianità e
che stava ancora una volta fuggendo (questione quella della fuga
sulla quale si sta dibattendo da tre anni con la sua psicoterapeuta).
Ora stiamo attraversando un momento in cui lui sta considerando di
lasciarmi. Perchè non mi ama, perchè ha 56 anni, ha fretta di
incontrare una persona di cui innamorarsi e che non capisce (non
accetta) che i rapporti si costruiscono. Io non so più che fare, tengo
molto a quest’uomo e so, di pancia, che le cose che ci uniscono sono
molte e profonde, non penso che quando si fa l’amore si possa mentire,
io lo sento che c’è che è lì per me. Lo riconosce anche lui che
l’attrazione è fortissima e che facciamo così bene l’amore perchè c’è
una forte sintonia ma dice anche che questa non è per lui una
motivazione sufficiente per vedermi anche il giorno dopo o per andare
avanti nel rapporto.
Secondo voi come posso tranquillizzarlo nelle sue paure, perchè penso
che di questo si tratti e fargli abbassare le difese? E se invece
fosse proprio incapacità di amare, non avrei speranza?
Scusate per la lunghezza e grazie a chi avuto la pazienza di leggere
fino a qui.

Incontrissimi.com
27 Febbraio 2006 alle 07:28
A fare i pensatori parlatori pignoli, no, puotesi pensare et dire che una è
ipotesi di emozione, l’altra è giudizio di comportamenti. Anche, dire, che
l’incapacità è un effetto, la paura una delle cause. Quale delle due è più
certa? Dovrebbe essere l’incapacità, che dovrebbe consistere in una serie di
comportamenti che tu potresti descriverti e descrivere e racchiudere
nell’insieme “incapacità ad amare”.
Dalla domanda, sembra che tu faccia una differenza tra paura di amare e
incapacità di amare diversa da quella freddina che ti ho fatto io.
L’incapacità di amare sarebbe non solo un insieme di comportamenti - che
hanno importanza, nella vita! se no si creano quelle strane situazioni in
cui uno dice: amo, ma poi tutto fa meno che fare, amore!…
Per te, sembrerebbe, le paure sono meno gravi dell’incapacità, che sarebbe
una soluzione maligna, per così dire, delle paure - difficilmente
modificabile con il tuo, di amore?
Quindi, l’incapacità di amare sarebbe qualcosa di diverso dai tremori, dalle
incertezze, dalle affermazioni che tu hai visto e sentito fin qui da parte
di lui - che pure sono da considerare incapacità di amare, di fatto, di
comportamento: temi che non siano effetto di paura superabile, ma di un
qualche altra cosa difficilmente superabile?
27 Febbraio 2006 alle 07:29
Secondo me smettendo di fare la “mamma”, perché è questo che si evince dal
tuo post.
Anche nell’ipotesi che un individuo con cui ci si relaziona avesse
un’emotività immatura ed infantile, non trovo giustificato comportarsi da
mamma o papà, si confondono i livelli, ed anche se si “crede” di stare
facendo del bene, in realtà si impedisce all’immaturo ed a se stessi di
crescere e maturare emotivamente.