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Le stagioni di Marco e Tania

Il passato dissolto in un attimo, la vita sempre a un millimetro dal rischio, il senso sfrenato dell´avventura,a volte esasperata e morbosa la smania di assaporare una strana libertà fatta di azioni azzardate e pericolose.
Eppure Tania aveva amato la vita e nello stesso tempo forse la disprezzava.

Cosa aveva potuto renderla così disperatamente disinvolta?
Una famiglia alle spalle che l´aveva amata nel modo che lei non voleva.
Forse era troppo giovane e piena di passione sempre in tutto quello che faceva.
Aveva sogni e ne parlava alla madre soprattutto nelle notti d´inverno accanto a lei guardandola negli occhi,seduta vicino alla sua scrivania o al suo letto.
Avrebbe da piccolina voluto regalarle castelli.
Forse dubitava non fosse felice e la induceva a sognare insieme e spaziare in orizzonti fantastici dove esistevano i loro principi azzurri.
Aveva intuito i sogni proibiti della madre e fingeva di ignorare che amasse molto suo padre.
Nella fuga da tutto e dai suoi famigliari aveva lanciato una sfida a se stessa,agli altri e alle convenzioni
Aveva creduto di amare un uomo che poteva essere un padre diverso dal suo,ma inconsciamente cercava il suo padre ideale.

Le crude esperienze e le delusioni l´avevano segnata rendendola più forte, più intensa nei rapporti avuti dopo la delusione di un grande amore finito malissimo.

Era iniziata l´affannosa ricerca di essere, capita, protetta. Ecco protetta forse non da un uomo.
Voleva lei stessa proteggersi dall´insicurezza,dalla solitudine psicologica,dalla meschinità, dall´egoismo, dalla superficialità.
Con gli occhi vigili,anche duri,determinati,
occhi che avevano visto la degradazione intorno,ma miracolosamente ne era uscita indenne.
Il suo segreto era stato costellare i suoi miraggi inconfessati di piccoli castelli in cui avrebbero albergato le cose più ambite.

Ora era accaduto un miracolo.
Come era possibile?

Era vero si trovava lì in quella piccola stanza d´ospedale e guardava intorno smarrita e sentiva bisbigli naturali in quel luogo…

“E´ femmina” La voce dell´ostetrica le arrivò inaspettata.
Per qualche strana ragione, aveva pensato fosse maschio.
“E´ femmina”. In quell´istante aveva sentito che quella piccola cosa morbida era parte di lei.
Qualcuno le si era avvicinato e le aveva chiesto se l´avesse voluta stringere prima di tagliare il cordone ombelicale.
Con impeto tendendo le braccia aveva pronunciato due semplici parole.”La voglio”
Il piccolo corpicino tenero e profumato su di lei aveva aumentato i battiti del suo cuore

Il suo respiro così vicino le aveva fatto all´improvviso escludere il mondo:non esisteva più niente, assolutamente niente,solo lei ed il suo morbido miracolo che avrebbe aiutato ad andare avanti e anche poi,un giorno,ad allontanarsi da lei,ma comunque per sempre discretamente sua.

Tania ora ha negli occhi la speranza, l´energia,l´impegno costante e sente profondamente il suo meraviglioso ruolo che ha annullato gli altri.
Ha stabilito una simbiosi incantata con la sua piccola e la bambina lo sente talmente che si alimenta del suo calore,del suo sorriso, delle sue emozioni nella perfetta sincronia dei loro movimenti quasi in un minuetto quotidiano.

Così gli attimi si dipanano in un continuo conoscersi,accertandosi sempre della loro vicinanza con il semplice tocco delle mani,sorridendosi,giocando durante i riti dei pasti e dell´ultima carezza della buonanotte.

Tania ora è lei madre e guarda con indulgenza e tenerezza sua madre e si crea così lo stupendo triangolo di tre generazioni legate dal mistero della nascita e dalla magia dell´amore che non può che generare Amore,unico motore dei desideri più autentici.

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