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Fiori eterni

Sorridono spontanei i due giovani innamorati stretti l’un l’altro in un oceano di fiori meravigliosi, senza orizzonte.
È un immagine passata appesa ad una parete.
Sul letto sfatto giace colei che in quel tempo rideva d’amore, ora prova un immenso dolore nel rivedersi sorridere.
Travolta dalla solitudine sconosciuta, non aveva mai pensato alla morte.

È incapace, non ha più la potenza, di guardare il futuro, ma soltanto la dolorosa consolazione di ricordare il passato.
Le mani stringono con una stanca forza il cuscino, come se torturandolo possa uscire qualcosa che calmi il dolore.
Mani amanti e lavoratrici: il tempo non le ha risparmiate, ma la loro eleganza non le ha abbandonate.
Con esse plasmava composizioni di rose, di loti, orchidee e phenalopis, nature forgiate a quattro mani e due cuori, con lui.
Sulla punta dell’indice è conficcata la dura spina di una rosa e resterà lì per sempre come un ricordo nel fondo del cuore.
Si guarda la mano, ha ancora l’odore inebriante di gerani e gardenie.
Chiude gli occhi per sfuggire la malinconia dei ricordi.
Ma sullo sfondo del buio, non può scomparire l’immagine viva del proprio negozio dove aleggia costante il dolce spirito del suo uomo perduto.
Riapre gli occhi, ma la foto è lì fuori ad attendere che lo sguardo la catturi e si faccia ferire senza tradirla.
Le sue labbra si stringono, come due inermi fanciulli in una fragile difesa: per quanto i suoi occhi siano forti, non potrà mai evitare la dolce umiliazione del pianto.
Le lacrime scivolano, bagnando i sorrisi passati, cadono come corpi morenti, frecce gettate da archi di disperazione, petali d’un fiore che sembrava eterno.
Soffice rosa trasparente, raro esemplare d’un giardino eclissato che rese la sua vita coltivandovi l’amore, in cui tutto sembrava fiorire senza saper appassire, la donna raccoglie ogni invisibile petalo, con una cura estrema, come se ognuno sia parte essenziale nella composizione della sua vita, nel suo giardino mortale.
Tra i fiori che fatalmente appassiranno innalzerà nel suo negozio la propria composizione immortale al suo amore caduto, custodita con la gelosia di un’amante, forgiata dalle sue sfinite mani solitarie e prima che ogni cosa sia sfiorita, prima che ogni fiore attorno sia tornato terra, la pianterà nei resti di quel suo giardino regalandogli ciò che non avrebbe mai potuto avere, ciò che lo salverà dall’ultima inevitabile distruzione, dalla morte: l’eternità.

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