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Ma l’amore che cos’e'?
Ciao a tutti...vi pongo una domanda che spero apra le porte..e i cuori..a
tanti racconti.....
Ma insomma, che cos'è, cos'è che ci fa tremare le mani, sorridere, piangere,
aspettare, sognare, restare eternamente attaccati a qualche ricordo, ad una
frase, ad un profumo, che ci fa commuovere al solo guardare i suoi
occhi....lo chiedo a voi, uomini e donne di tutte le età..CHE COS'E' SECONDO VOI L'AMORE?
febbraio 5th, 2006 - 12:03
E’ la ragione cinica che la natura ci mette a disposizione per farci venire
)
la voglia di riprodurci, in altre parole e’ il solito spirito di
autoconservazione.. sempre lui
Succede soprattutto ai scettici ;o)
Dal di fuori non lo so’ che cosa sia…Dall’interno del mio piccolo essere
umano mi accontento di definirlo Vita!
marzo 11th, 2006 - 21:46
L’amore ha molti aspetti. Esso si rivela in sollecitudine, tenerezza, fedeltà, altruismo e servizio attivo a Dio, che è realizzato col servizio alla gente, chiamato karma-yoga (il lavoro non per se stessi ma per Dio), ecc.
Però la “base” dell’amore è permanere sempre con la coscienza nell’anahata e convertirsi come coscienza in una costante emozione dell’amore che si emana su tutta la gente, su tutto ciò che vive. Una delle sue rivelazioni principali è la tenerezza, anche sessuale. E non possiamo non notare che la vita sessuale corretta favorisce in modo diretto lo sviluppo dell’amore nella gente.
Dio è Amore. Aspirando ad unirsi con Lui, anche noi dobbiamo diventare Amore, dobbiamo diventare le coscienze che permangono sempre nello stato dell’Amore costante simile a Dio. Allora diventiamo i discepoli di Dio, che Egli accetta in Se dopo aver loro insegnato le ulteriori saggezze. Questa è la condizione principale per progredire sulla Via che porta a Lui.
Coloro che sono contro l’amore, sono i nemici di Dio.
Avendo sviluppato il cuore spirituale prima dentro al proprio corpo, l’adepto della Via Diretta impara ad allargarlo al di fuori del proprio corpo (di qualche metro, all’inizio, poi riempiendo con esso tutta la Terra, poi ancora di più). Proprio questa sarebbe la variante ottimale per disidentificarsi con il corpo, accrescere la coscienza individuale in modo corretto, diventare capaci di esistere ed agire fuori del corpo, mentre ancora esso è in vita.
Una persona che si è sviluppata a tale grado, che perde l’attaccamento al proprio corpo, non ha più paura della morte del corpo, perché ormai sa che il fatto di avere un corpo non ha più tanta importanza, e la morte del corpo è soltanto la liberazione dalle faccende terrestri inutili. Tale persona risulta vicinissima al momento in cui il Creatore Si aprirà per essa e le permetterà di entrare nella Sua Sede.
aprile 7th, 2006 - 17:11
Definire l’Amore come quello stato d’animo, quel sentimento che comporta benessere, felicità, liberazione dai conflitti interiori ed esterni e che esprime le proprie manifestazioni mediante l’affetto, la solidarietà, la compassione non è affatto azzardato. Del resto chi non intuisce, anche se in maggiore o minore misura, che l’Amore è qualcosa di nobile, sublime, meraviglioso? Tuttavia, se l’Amore significa qualche cosa di molto bello, appagante e positivo per l’esistenza, come mai l’Umanità, pur disponendo di tale dote, vive in un diffuso malessere e in una conflittualità permanente, mentre ricorrendo al utilizzo massiccio dell’Amore (patrimonio latente in ciascuno di noi), ovviamente ne scaturirebbe una qualità di vita meno traumatizzante, più serena e più felice? Sicuramente c’è qualche ostacolo, non di poco conto, a impedirci di percorrere la strada dell’Amore per raggiungere, noi esseri umani il traguardo di una sussistenza ideale, tanto agognata e inseguita. Perciò, sarebbe molto importante, essenziale, che ognuno ci riflettesse sopra, cercando di sondare in profondità i propri sentimenti per scoprire la risposta. Cominciando, per esempio, dalla domanda: e se la chiave per conoscere e vivere l’Amore consistesse nel ribaltamento del criterio “il mio benessere, la mia felicità dipendono da quanto io sono amato” (al quale l’essere umano almeno fin qui, è portato, educato, abituato; ritenendo, talvolta, da sempre che questa modalità sia inequivocabile). Capovolgendo il concetto, ne risulta che: “La mia felicità, il mio benessere dipendono dalla dimensione in cui io amo”.